LA MUSICA DELL’EMIGRAZIONE
E’ stato affidato a Paolo Limiti, uno dei più affermati autori e conduttori della nostra televisione, nonché storico della musica, il pezzo di apertura del capitolo "Musica" contenuto nell’opera multimediale "I segni dell’emigrazione", Edizioni Il Grappolo sas. L’opera, curata da Tiziana Grassi e Catia Monacelli, con la partecipazione di Giovanna Chiarilli, autore per Rai Internazionale, rappresenta il primo "omaggio" ai connazionali all’estero e ai simboli che hanno accompagnato il loro emigrare; simboli "raccontati" attraverso testi, foto, filmati e canzoni. Inizia proprio con un "lamento di emigrante" in terra straniera, il contributo di Paolo Limiti nel ricordare la canzone di Luciano Tajoli e le sue toccanti parole: " sogno notte e dì la mia casetta, la mia vecchietta che sempre aspetta l’amore del paese e della mamma è una gran fiamma che brucia il cuor ". Limiti ruba poi le parole a Proust per definire l’importanza che le canzoni, la musica, hanno assunto nel tempo. Popolo, borghesia, esercito e aristocrazia, hanno sempre avuto gli stessi invisibili portalettere per la gioia e i dolori: le canzoni, tesoro di migliaia d’anime, segreto di migliaia di vite di cui furono l’ispirazione e la consolazione. Nasce l’emigrazione, e subito dopo ecco proliferare una serie di versi e note "contro un destino che vincolava milioni di italiani alla miseria e alla migrazione stagionale. Uno dei brani più conosciuti ancora oggi ricorda Paolo Limiti - è Tutti Mi Dicon Maremma Maremma, lamento di una montanina toscana che temeva per la vita dell’uomo che amava e che andava nelle maremme per trovare lavoro dove lo spettro della malaria reclamava ogni volta un grande numero di vittime. Quando nell’Ottocento una speranza più concreta di far fortuna sembrò arrivare dalla Merica di là dall’Oceano, nacque l’adattamento di una vecchia e notissima ballata dal titolo La Maledizione della Madre, che venne ribattezzata Mamma Dammi Cento Lire (Che in America Voglio Andar)".
Testimonianze che sono divenute, nel tempo, non solo l’emblema della nostra emigrazione, ma patrimonio musicale italiano, condiviso da tutte le generazioni, e che di certo hanno contribuito a far conoscere, anche nei giovanissimi, questo fenomeno. Chi non ha mai canticchiato "Mamma mia dammi cento lire " o "Partono ‘e bastimente pe’ terre assaje luntane /Cantano a bordo: so’ napulitane! …".Canzoni che Paolo Limiti cita, minuziosamente, senza timore di lasciar trasparire la sua emozione, il suo particolare legame anche con i nostri italiani all’estero. Lui, uno degli autori più sensibili proprio verso l’emigrazione: solo Limiti poteva ospitare in un suo programma Giovanni Sgrò, partito dalla Calabria per arrivare a diventare Vice Presidente del Senato australiano. Ed il racconto di una delle sue "imprese", portare la grande Nilla Pizzi in Australia, a cantare nella prestigiosa sede del Senato australiano, ha più il sapore di una leggenda metropolitana che di realtà. Un "conforto", quello delle canzoni, che non si è mai esaurito. (9Colonne)

