“No no, macché in ritardo. Non c’è problema, qui in Sicilia non ci teniamo alla puntualità”. La voce all’altro capo del telefono è quella di Lello Analfino e bastano queste poche parole al cantante dei Tintura, la band nata nel 1996 a Raffadali (Agrigento), per mettere subito in chiaro la forza del legame con la sua terra e il fatto che la sicilianità è uno stato dell’essere dal quale lui, la band e la loro musica non possono, né vogliono prescindere. Al punto che questa estate i Tinturia, che nel 2008 hanno pubblicato il loro quarto album, ‘Di Mari e d’Amuri’, non lasceranno l’isola alla volta di un tour in giro per l’Italia, perché “preferiamo rimanere in Sicilia durante l’estate, ci piace stare a casa. Il punto è che noi vogliamo piacere a tutto il mondo, ma farlo restando in Sicilia”.
“Di giorno esco per andare a lavorare, ma alla sera poi rientro a casa mia”, spiega ancora Lello, e questo senso delle radici “è una cosa che condivido con la band”. Un legame che supera anche “i momenti di sconforto, quando ci verrebbe voglia di andarcene a Milano o a Roma”, i grandi centri della musica italiana, “non perché - precisa - fare musica in quelle città sia più facile, ma perché lì ci sono le case discografiche, i contatti”. Per questo la sua speranza è che “il centro della musica, si sposti anche in Sicilia, che qui ci siano più produzioni”. ‘Di Mare e d’Amuri’ è un album composto da 11 brani, uniti dal filo conduttore dello stile musicale che rende unici i Tinturia: lo ‘Sbrong’, nel quale i sette di Raffadali fanno incontrare e amalgamare vari generi: pop, rock, reggae, ska, folk, folk, pop. Solo una traccia supera i 4 minuti: una brevità che Analfino motiva con il fatto che “i pezzi, dopo un po’ che li ascolto, mi stancano. Anche per il resto della band è così, ci viene naturale. Non abbiamo mai fatti pezzi lunghi, fin dai nostri esordi”. Una attitudine che dipende dal fatto che “scrivo testi piuttosto brevi e che a livello strumentale non inseriamo lunghi assoli, perché quelli sono belli dal vivo, quando raccontano movimenti, atmosfere che possono essere resi pienamente solo in presa diretta”.
Sul riscontro ottenuto dalla quarta ‘fatica’ dei Tinturia, pubblicata alla fine di marzo, Analfino afferma che “il pubblico ha accolto ‘Di Mare e d’Amuri’ proprio bene, non solo quello che già che ci conosce, ma anche nuove fasce. E poi a sostenere la diffusione della nostra musica c’è anche la radio, che ci sta apprezzando. In particolare è piaciuto ‘I dont’ know’ - il singolo che ha anticipato l’uscita dell’album, brano cantato in dialetto siciliano con il jingle in inglese -. Certo - prosegue - all’appello mancano le grosse radio, ma non importa: sono influenzate dalle case discografiche e dai grossi nomi della musica, per cui non promuovono le nuove proposte”.
Oltre ad ‘I don’t know’, l’album contiene altre tre canzoni cantate in dialetto: ‘Cercasi rosa’, una struggente ballata d’amore, ‘Abballu senza sballu’ brano dai ritmi vorticosi e festosi, e ‘U’ pisci spada’, rielaborazione del celebre brano di Domenico Modugno in chiave reggae-rock. Analfino spiega che questo omaggio al padre della musica leggera italiana nasce dalla consapevolezza che “Modugno è stato un precursore del nostro genere: lo sbrong. Lui è stato capace, in tempi non sospetti, di prendere generi musicali diversi e di piegarli al dialetto. Per questo lo consideriamo un precursore della musica etno-pop e ci sentiamo molto legati a lui”. Nel brano ‘De generazione’ i Tinturia parlano di un mondo pieno di ipocrisia, ostile, i cui mali vengono alleviati dalla comparsa del volto di una donna, che accorre in aiuto. “Ma quel volto non rappresenta davvero una donna, quanto la vita stessa. Per me - chiarisce il cantante dei Tinturia - una bella donna è come la vita: entrambe vogliono un rapporto che vada tenuto vivo e brioso. Sono così innamorato della vita - confessa - che per questo forse i miei rapporti sentimentali durano poco: li vivo con tale intensità che non riescono anche a durare a lungo”. (9Colonne)